Apr 16, 2020 | Lezioni | 0 commenti

Lectio Magistralis – Università degli Studi di Salerno 2019

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di Giorgio Franchetti

Lezioni

Lo scorso 13 marzo 2019 sono tornato a tenere una lectio sulla Storia della Medicina Antica presso l’Università degli Studi di Salerno, dove già ero stato ospite nel 2016. Questa volta sono stato invitato ed accolto dagli studenti di Medicina e Chirurgia. La sala come tutte le volte era gremita e i ragazzi sono stati presenti, partecipi, hanno rivolto molte domande e posto riflessioni interessanti. Il mio viaggio è partito da lontano. Dal modo degli antichi egizi di concepire la medicina, del loro rapporto quotidiano con il soprannaturale e dall’analisi di una serie di papiri con trattati medici. Abbiamo visto insieme anche le prime attestazioni di ricette, chi erano i primissimi medici di cui abbiamo notizia e di come erano posizionati all’interno delle classi sociali nell’antichità. Dai medici-sacerdoti egizi siamo poi passati a trattare i Greci e naturalmente Ippocrate e la sua innovazione. La cattedra era stata preparata per accogliere la mia collezione di strumenti e alcuni di questi li ho presentati mentre scorrevano sullo schermo le immagini di reperti e di ossa che presentavano segni di intervento chirurgico. Abbiamo visto come dal mondo greco tutto questo venne assorbito dai Romani, trattando a fondo la leggenda di Quinto Ogulnio e parlando naturalmente del Ἀσκλαπιεῖον di Epidauro, che ho avuto la fortuna di visitare…

La medicina nell’antichità è un tema davvero interessante, una scoperta continua, una fonte di studi inesauribile. Uno degli aspetti dei quali più mi sono innamorato nel corso dello studio della Storia.     Chi

erano questi personaggi così ben voluti dai loro pazienti da essere definiti, come nel caso di Eutyches, “homo bono”? La figura del medico quanto è assimilabile a quella moderna, almeno per la sua filosofia di vita? Tutte queste domande hanno da sempre animato la mia passione per questa materia, che si pone a cavallo tra la medicina e l’archeologia. Nella foto qui a lato, scelta non a caso, guardate lo stupore, la meraviglia, negli occhi della ragazza in prima fila mentre faccio notare un particolare davvero interessante presente sul trapano cranico di Celso… Ecco, quello stupore è l’anima stessa della scienza, quella voglia di scoprire, di sapere, di conoscere che abbatte ogni diaframma di resistenza.   La  matti-

nata trascorsa in compagnia degli studenti ha dato a loro la possibilità di vedere dal vivo uno strumentario unico nel suo genere, per i dettagli dei singoli pezzi e per la loro quantità, ma ha come sempre lasciato in me un ricordo indelebile. Al termine la sorpresa di una targa, per il giorno da professore che ho vissuto con loro. Ho fatto notare che non avendo una cattedra non merito il titolo ma la risposta è stata:

“Professore è colui che professa, insegna, e oggi è stato professore qui da noi e ha avuto questa cattedra per una giornata, e ci ha insegnato tanto. Perciò il titolo è assolutamente meritato, professore… Grazie e torni a trovarci presto!

Professore per un giorno, ancora una volta…

Ancora una volta una meravigliosa esperienza di condivisione di informazioni. Qui di lato la locandina ufficiale e di sotto la targa che ho ricevuto al termine…

Grazie ragazzi, davvero, mi avete commosso.

Ubi dolor, ibi medicus…

Ringrazio di cuore i miei collaboratori, bravissimi, che come spesso succede mi hanno accompagnato e hanno realizzato insieme a me la parte di questa lectio relativa alla ricostruzione “in corpore” di un intervento chirurgico interamente recitato in greco antico e in latino. Ringrazio il dott. Andrea Alesiani che ha curato le traduzioni, poi Antonio Pisanelli, Antonio Falcolini e Mirko Milioni per la partecipazione alla scena… Grazie a tutti. 

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